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Notiziario

micologico

Notiziario e curiosità micologiche

 

 

QUADRIMESTRALE

DELL'UNIONE MICOLOGICA ITALIANA

Direttori Responsabili:  Gloria Innocenti, Alessandro Ragazzi

Responsabili di Redazione:  Alvaro Gobbini, Angelo Macrì

 

2 ANNO II - maggio-agosto 2007

 

2

Cari Amici

In questo numero si inaugura la pubblicazione dei dati pervenuti dal lavoro di rilevazione sul campo sperimentale (territorio di ricerca) dei funghi epigei presenti monitorati in modo sistematico. Pubblichiamo anche il verbale della riunione ed il protocollo raggiunto dopo la stessa, nel quale si è  tenuto conto delle esigenze di tutti i protagonisti del progetto denominato "i funghi e l'ambiente".

Ci auguriamo  che leggendo queste righe ed il protocollo operativo,  si evidenzi  anche la necessità del contributo di tutti, al fine di rappresentare  un quadro scientifico più ampio e più rappresentativo della ricerca.

Rinnovo il ringraziamento ai gruppi micologici ed ai micologi che hanno aderito al monitoraggio, trasmettendo i dati rilevati.

Permettetevi di ringraziare in particolare il Sig. Manavella Mauro del Gruppo Micologico associato all'Unione Micologica Italiana A.M.B.AC "Cumino" Boves (CN) che è stato il primo in assoluto ad inviare i dati ed a sposare l'iniziativa con l'entusiasmo del "Ricercatore".

Un Cordiale Saluto a tutti i soci dell'UMI.

Alvaro Gobbini.

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UNIONE MICOLOGICA ITALIANA

PROGETTO DI RICERCA

“I FUNGHI  E L’AMBIENTE”

VERBALE DELLA RIUNIONE E PROTOCOLLO OPERATIVO:

Sabato 28 Aprile 2007 in Spoleto  (PG) località Fabbreria –si è tenuta la prima riunione organizzativa per avviare all’interno dell’Unione Micologica Italiana un progetto comune di censimento di macrofungi epigei. L’idea era stata descritta da Alvaro Gobbini nel primo numero del Notiziario Micologico (Inserto della rivista Micologia Italiana) e l’adesione di vari gruppi ha reso reale il progetto teorico.

Erano presenti:  Carassi Ennio e Egidi Rodolfo (Gr. Mic. Monti Sibillini), Palermi Roberto e Ambrogi Pierluigi (Ass. Mic. Gubbio), Locci Carlo (Gr. Mic. Spoleto), Cantori Silvio, Bencivenga Mattia, Alvaro Gobbini, Perini Claudia. Inoltre hanno aderito all’iniziativa i Gruppi Micologici: “Bovesana”  della Provincia di Cuneo, “Saccardo” di Padova, “La Tignosa” della Provincia di Ascoli Piceno, “ Del Matese” della Provincia di Caserta che pur non presenti alla riunione hanno dato la propria disponibilità.  

Claudia Perini del Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti” dell’Università di Siena,  invitata a introdurre la riunione, ha sottolineato l’importanza in primo luogo di co-operare, di rispondere agli appelli che arrivano dai vari centri scientifici nazionali ed europei e non solo, e di  diffondere le conoscenze che abbiamo. Infatti progressi nel campo della conservazione sono strettamente dipendenti dall’evolversi delle conoscenze; ciò è particolarmente vero per la micologia, che rispetto alla botanica e alla zoologia, può considerarsi poco esplorata.

Per quanto riguarda la conoscenza a livello tassonomico l’Italia ha da sempre contribuito e continua a contribuire in modo forte con numerose pubblicazioni di singoli lavori e importanti monografie. Ricorda anche la “Check-list dei funghi italiani Basidiomycetes Basidiomycota” (Onofri et al., 2005), alla stesura della quale erano coinvolti numerosi micologi universitari e non, in un duro lavoro di ricerca, di compilazione e di aggiornamento nomenclaturale.

Meno studiato invece risulta l’aspetto ecologico e di monitoraggio – aspetti che risultano fondamentali per successivi passi verso la stesura di liste di specie minacciate d’estinzione e la salvaguardia in generale dei nostri funghi spontanei! In questo ambito si inserisce anche il lavoro in comune proposto dall’UMI.

In passato infatti il mediterraneo risultava poco presente in argomenti come questi ultimi, fatto che è ben evidente nella Mappatura Europea dei Macromiceti (Lene Lange 1974), dove per esempio Amanita caesarea non era presente in Italia.

Con il tempo i micologi italiani si sono rivolti anche ad aspetti diversi, come la stesura di Prodromi di certe zone, province, la riunione di gruppi amatoriali in Federazioni o Associazioni con l’intento di portare avanti progetti comuni come quelli di mappatura.

Negli ultimi anni varie attività ci sono state/sono in corso non solo a livello nazionale: infatti l’Italia ha collaborato nella stesura di un documento presentato al Consiglio d’Europa per l’inserimento nell’appendice della Convenzione di Berna (CONVENTION ON THE CONSERVATION OF EUROPEAN WILDLIFE AND NATURAL HABITATS) di 33 specie fungine a rischio a livello europeo. Questa iniziativa, anche se per ora non conclusa, va vista come un primo importante passo verso la salvaguardia della micodiversità. Inoltre l’Italia sta co-operando con l’ECCF (European Council for the Conservation of Fungi) e l’EMA (European Mycological Association) con le quali  sta portando avanti un nuovo progetto di mappatura europea e lavorando su una RED-List europea. 

Grazie dunque all’impegno di alcuni micologi del nostro Paese intenti a riunire informazioni ed a collaborare tra loro e con gli altri Stati esteri, è la prima volta che anche il Mediterraneo risulta attivo nei vari piani d’azione.

A questo quadro generale di Claudia Perini fa seguito la descrizione del progetto di ricerca UMI “I FUNGHI E L’AMBIENTE”. Il programma del progetto e i vari passi da fare vengono esposti da Alvaro Gobbini e volta per volta discussi dai partecipanti alla riunione.

Mattia Bencivenga sottolinea l’importanza di procedere per piccoli e realizzabili punti, in modo da produrre un bel lavoro di gruppo con risultati via via pubblicabili. L’obbiettivo è di dare una descrizione della diversità micologica presente in un dato ambiente e questo è possibile grazie a frequenti uscite mirate all’osservazione di tutti i macromiceti epigei nel corso di varie stagioni e di vari anni.

Inoltre, aggiunge Alvaro Gobbini, scopo principale del progetto è quello di testare la salute del territorio con l’aiuto dei funghi (presenze, specie e quantità nel periodo temporale del progetto).

Si può dire che il lavoro può essere distinto in due parti principali:

1° fase “una volta per tutte”: individuare l’area nella quale effettuare le osservazioni micologiche e la sua descrizione

2° fase “ripetuta e + o - periodica”: osservazioni micologiche, elaborazione e pubblicazione dati.

Viene qui di seguito riportato il risultato della discussione su come procedere e la metodologia da seguire.

1° FASE

TERRITORIO DI RIFERIMENTO:

1)   L’area, di 2000 m2, può cadere anche in una riserva, un parco privato, ecc….in tal caso ovviamente andranno presi i dovuti contatti con comunità montane, forestali o privati. Consigliabile segnare in modo poco evidente i limiti dell’area scelta.

2)   Dovrà essere DI FACILE ACCESSIBILITA’, considerate le numerose visite da eseguirsi nell’arco di vari anni;

3)   Abbastanza omogenea dal punto di vista ambientale (nel senso di non avere un ruscello nel mezzo, un forte pendio solo da una parte, un’apertura del bosco…)

4)   Vanno DEFINITE  le coordinate territoriali indicando località, comune, provincia;

5)   Habitat (bosco di conifere, latifoglie, misto…), essenze legnose dominanti, altitudine, esposizione, pendenza.

Se ci fossero dei problemi per il punto 5), Bencivenga si è reso disponibile.

2° FASE

RILEVAMENTO MICOLOGICO DATI RACCOLTI:

1)   Identificazione certa delle specie;

2)   Per evitare l’uso di troppe SINONIMIE tassonomiche si è deciso che il dato trasmesso segua una definita letteratura di riferimento:

a)   Onofri S. et al, 2005: Checklist dei funghi italiani Checklist of Italian fungi Basidiomycetes Basidiomycota. 2005 Carlo Delfino Editore.

b)   Index Fungorum ondine al:  http://www.indexfungorum.org/Names/Names.asp. Nel caso si usasse altro indicarlo nelle note (vedi scheda)  

3)   Riportare il binomio specifico completo seguito dalle autorità.

4)   Riportare informazioni su substrato di crescita (legno di conifere…, lettiera, sul suolo nudo…)

5)   Veritieri sulla quantità seguendo una semplice scala: raro “r” (incontrati pochi carpofori per visità), frequente "f" (incontrati pochi carpofori ma    un po’ ovunque nella stazione scelta), abbondante "a" (osservati numerosi carpofori un po’ ovunque)

6)   Raccolti  SULLA  SCHEDA fornita (Vedi scheda allegata);

7)   Trasmessi con puntualità e complete.

 

FUNGHI RACCOLTI:

 1)    Creazione di una micoteca, per le determinazioni incerte o di materiale di particolare interesse o semplicemente da utilizzare per l’attività

        didattica del Gruppo Micologico;

 2)    Creazione di una fototeca per i soliti motivi sopra esposti.

 

PERIODICITÀ:

      1)   La visita nel territorio di riferimento deve essere puntuale, una volta la settimana nel periodo ottimale per la fruttificazione, una volta al

            mese nel resto dell’anno;

       2)  I tempi saranno concordati secondo le latitudini.

 PUBBLICAZIONI DEI DATI:

1)      Elaborati ed adattati scientificamente per una lettura rappresentativa e significativa;

2)      Saranno pubblicati sul Notiziario Micologico, supplemento della rivista scientifica Micologia Italiana;

3)      Insieme ai dati saranno pubblicati nomi dei Gruppi Micologici ed i raccoglitori dei dati;

4)      Insieme ai dati i gruppi potrebbero inviare anche impressioni di carattere micologico, operative o di altra natura che ritengono importante per 

         una pubblicazione sul supplemento;

5)      Invio di foto di specie particolari da inserire sulla pagine WEB dell’UMI

INCONTRI DI LAVORO:

 1)   Ogni sei mesi l’incontro dei rappresentanti dei gruppi, a turno in ogni territorio dei gruppi aderenti. Per visitare il territorio di riferimento e scambio   di notizie tra i protagonisti del progetto;

 2)   Verifica periodica dell’andamento del progetto comune.

RESPONSABILI:

a)   Comitato scientifico: Prof. Bencivenga Mattia, Prof.ssa Perini Claudia, Dott.ssa Gabriella di Massimo e il Sig. Manavella Mauro.

      Elaborazione dei dati e l’approvazione della pubblicazione sul supplemento micologico.

 b)  Responsabile operativo: Dr. Gobbini Alvaro

      Raccolta dei dati e portavoce di problematiche operative dei gruppi.

DURATA DEL MONITORAGGIO:

 1)  Tra i tre e i cinque anni per avere un significato di vero test della salute ecologica del territorio;

  CONSIGLI PER I GRUPPI:

1)   Oltre al delegato nominato dal gruppo responsabile del progetto, individuare un numero di persone ( 3 o 4) che affiancano il responsabile per un lavoro di gruppo;

2)   Il territorio deve essere disponibile e praticabile per un periodo minimo di cinque anni;

3)   Creare una micoteca sarà molto utile per l’attività didattica del gruppo.

4)   Coinvolgimento dei soci e pubblicizzazione dell’adesione al progetto UMI, far conoscere l’attività dell’UMI, pubblicare nelle vostre riviste o giornalini i dati raccolti e dare importanza al progetto ai fini scientifici

5)   Spese di gestione dovrebbero essere minime rientrando in parte nell’attività di routine del gruppo, ma ovviamente può essere fatta da ogni gruppo la ricerca di un finanziatore / ente pubblico o privato per un sostegno economico.

 Spoleto, 18.05.2007

mbenci@unipg.it – Mattia Bencivenga

perini@unisi.it    – Claudia Perini

alvaro2004@tiscali.it – Alvaro Gobbini

 

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 5

FORUM: UNA DOMANDA UNA RISPOSTA

 ----- Original Message -----

From: Vittorio Ognissanti

To: alvaro2004@tiscali.it

Sent: Wednesday, June 27, 2007 11:06 AM

Subject: Commestibilità dei funghi eduli allo stato crudo

 Salve,

Cercando informazioni su tale argomento sono giunto alla pagina http://www.agrsci.unibo.it/umi/Notiz%202006/notiziario%201-06.htm in cui però non ho trovato riscontro per quanto segue.

Sono un cercatore e appassionato di funghi (Gargano-Foggia) che non si è limitato alla raccolta di poche specie eduli, ma ha cercato nel corso degli anni di ampliare le proprie conoscenze.

Con l'entrata in vigore dell'obbligo del patentino per la raccolta dei funghi, mi sono trovato a partecipare ad un corso istruito dalla ASL locale e tenuto dal Dott Micologo Emiliano Ferri della ASL di Manfredonia.

Con mia grande sorpresa ho appreso nel corso del seminario in questione che diverse specie di macromiceti non sono più consigliate per un consumo allo stato crudo, in pratica nella lista sono rimaste 3 specie:

1) Amanita caesarea; 2) Fistulina hepatica; 3) Russula virescens e cyanoxantha. Lei cosa ne pensa delle seguenti specie che io ho consumato e consigliato di consumare senza problemi: Cantharellus cibarius, varie specie di prataioli, Macrolepiota procera da immatura, moderatamente Boletus edulis.

Forse queste restrizioni sono dovute alla conseguenza che ormai gli anticrittogamici sono presenti anche nei boschi per via del bestiame da masseria ivi ovunque presente in Italia? Infine a Lei risulta che l'Amanita ovoidea sia diventata sconsigliabile da raccogliere e consumare?

Saluti

Vittorio Ognissanti 

Risposta

 ---- Original Message -----

From: Alvaro Gobbini

To: Vittorio Ognissanti

Sent: Tuesday, July 03, 2007 2:07 PM

Subject: Re: Commestibilità dei funghi eduli allo stato crudo

 Buongiorno Sig. Vittorio

Sono felice della Sua missiva e di questo scambio di corrispondenza su un argomento di dubbia interpretazione. Questo mi da spunto per proporre un spazio nel Notiziario Micologico per un forum. 

Se lei non ha niente in contrario vorrei pubblicare la Sua richiesta e la risposta sul Notiziario Micologico. Nel frattempo mi permetto di dare una mia interpretazione su questo argomento. Sono stato dipendente della Azienda ASL - Spoleto (Umbria) per tanti anni come Micologo dell'Ispettorato Micologico e nella mia esperienza ho visionato e cernito all'Ufficio di Igiene tantissimi funghi freschi. Ebbene io non ho mai avuto esperienze personali di consumo di funghi allo stato crudo, se non per curiosità e limitatamente alla Amanita caesarea, in quanto ritengo che i funghi vanno cucinati tutti  e ben cotti e che la  pratica di consumarli crudi sia errata. 

Premesso ciò ritengo che  l'Amanita caesarea, la Fistulina epatica e il Boletus edulis possano essere consumate crude, in quantità "da contorno" e purché non ci sia una intolleranza personale a quella specie di funghi, naturalmente dopo essere stati classificati con una corretta e certa identificazione.

Per le restanti specie che Lei ha citato non consiglierei il consumo allo stato fresco per vari motivi. Per le Russule il motivo sta nel fatto che in determinate stagioni siccitose si sono riscontrate delle intolleranze anche se consumate cotte o poco cotte arrostite. Per le Macrolepiote e gli Agarici non ritengo siano dei funghi di cui il consumo allo stato crudo possa soddisfare il palato, né tantomeno possa esaltare la cucina del buongustaio (ovviamente è un mio personale parere). Relativamente poi alla Amanita ovoidea, nell'avvicinarla al naso, non sente qualcosa che La invita a non consumarla nemmeno da cotta! Senza dimenticare che si tratta di una Amanita bianca e la prudenza non è mai troppa..... Forse la mia è deformazione professionale, ma avendo ricoperto l'incarico di Ispettore Micologo pubblico ho sempre cercato di mandare dei segnali di educazione alimentare micologica al raccoglitore ed al consumatore occasionale della domenica. 

Questo è il mio pensiero e sarei curioso e felice se su questo argomento si aprisse una discussione sulla base di esperienze "nazionali". Questo vuole essere un invito rivolto a tutti i lettori del Notiziario Micologico. Spero di essere stato esaustivo e con l'occasione Le invio un cordiale saluto.

Alvaro Gobbini 

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6

Schede di rilevamento per il progetto di ricerca “I Funghi e l’Ambiente”

 Binomio specifico

Data

Abbondanza*

Substrato

Exiccata

Diapositiva

Nota

Sito raccolta **

Amanita crocea (Quél.) Singer

25/05/2007

r

suolo

no

no

 

A

Amanita gemmata (Fr.) Bertill.

15/05/2007

r

suolo

no

no

 

A

Amanita gemmata (Fr.) Bertill.

18/05/2007

f

suolo

no

no

 

A

Amanita spissa (Fr.) P. Kumm.

16/06/2007

r

suolo

no

no

 

A

Amanita rubescens var. rubescens Pers.

20/06/2007

r

suolo

no

no

 

A

Amanita vaginata (Bull.) Lam.

08/07/2007

f

su suolo nudo

no

si

 

B

Astraeus hygrometricus (Pers.) Morgan

22/04/2007

f

suolo

no

no

dal 2006

A

Boletus aestivalis (Paulet) Fr.

08/07/2007

r

su suolo nudo

no

si

 

B

Boletus erythropus Pers.

08/07/2007

f

su suolo nudo

no

si

 

B

Boletus luridus Schaeff.

08/07/2007

f

su suolo nudo

no

si

 

B

Cantharellus cibarius var. cibarius Fr.

16/06/2007

f

suolo

no

no

 

A

Cantharellus cibarius var. cibarius Fr.

26/06/2007

r

suolo

no

no

 

A

Cantharellus cibarius Fr.

08/07/2007

a

su suolo nudo

no

si

 

B

Cantharellus cibarius var. alborufescens Malençon

08/07/2007

f

su suolo nudo

no

si

 

B

Coprinus radians (Desmazières) Fries

06/04/2007

r

suolo

no

no

 

C

Fuligo septica var. septica (L.) F. H. Wigg.

12/06/2007

r

su foglia di castagno

no

no

 

A

Fuligo septica var. septica (L.) F. H. Wigg.

16/06/2007

r

su foglia di castagno

no

no

 

A

Fuligo septica var. septica (L.) F. H. Wigg..

20/06/2007

r

su legno di castagno

no

no

 

A

Fuligo septica var. septica (L.) F. H. Wigg..

02/07/2007

r

su legno di castagno

no

no

 

A

Hypholoma fasciculare (Fr.) P. Kumm.

22/04/2007

r

su legno di castagno

no

no

 

A

Hydnum repandum L.

20/06/2007

f

suolo

no

no

 

A

Hydnum repandum L.

26/06/2007

r

suolo

no

no

 

A

Inocybe patouillardi Bres.

08/07/2007

r

su suolo nudo

no

si

 

B

Laccaria amethystina Cooke

20/06/2007

r

suolo

no

no

 

A

Laccaria laccata (Scop.) Fr.

16/06/2007

a

suolo

no

no

 

A

Lactarius piperatus (L.) Pers.

06/06/2007

r

suolo

no

no

 

A

Lactarius piperatus (L.) Pers.

12/06/2007

f

suolo

no

no

 

A

Lactarius volemus (Fr.) Fr.

02/07/2007

r

suolo

no

no

 

A

Phellodon melaleucus (Sw. ex Fr.) P. Karst.

12/06/2007

f

suolo

no

no

 

A

Phellodon melaleucus (Sw. ex Fr.) P. Karst.

16/06/2007

f

suolo

si

no

 

A

Phellodon melaleucus (Sw. ex Fr.) P. Karst.

20/06/2007

f

suolo

no

no

 

A

Pluteus cervinus P. Kumm.

08/07/2007

r

legno di faggio

no

si

 

B

Pseudoboletus parasiticus (Bull.) Sutara

26/06/2007

r

su Scleroderma citrinum

no

no

 

A

Pseudoboletus parasiticus (Bull.) Sutara

02/07/2007

r

su Scleroderma citrinum

no

no

 

A

Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.

16/06/2007

r

suolo

no

no

 

A

Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.

26/06/2007

r

suolo

no

no

 

A

Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.

02/07/2007

r

suolo

no

no

 

A

Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.

08/07/2007

r

su suolo nudo

no

si

 

B

Russula emetica (Schaeff.) Pers..

02/07/2007

r

suolo

no

no

 

A

Russula grata Britzelm. (sinonimo di R. laurocerasi)

02/07/2007

r

suolo

no

no

 

A

Russula grisea (Batsch.) Fr.

08/07/2007

r

su suolo nudo

no

si

 

B

Russula vesca Fr.

16/06/2007

r

suolo

no

no

 

A

Scleroderma citrinum Pers.

12/06/2007

f

suolo

no

no

 

A

Scleroderma citrinum Pers.

16/06/2007

a

suolo

no

no

 

A

Scleroderma citrinum (Pers. : Pers.)

18/06/2007

r

suolo

no

no

 

C

Scleroderma citrinum  (Pers. : Pers.)

26/06/2007

a

suolo

no

no

 

A

Xerocomus chrysenteron (Bulliard) Quélet

16/07/2007

r

suolo

no

no

 

C

* r = raro, f = frequente, a = abbondante

 

** sito A

Scheda di rilevamento prodotta dal Gruppo micologico, associato all’Unione Micologica Italiana A.M.B.AC “CUMINO” BOVES – CN.

Delegato per il progetto di ricerca: Mauro Manavella

Area permanente di: OLMETTO (Lansur)– comune di BAGNOLO PIEMONTE – CN

Rilevatori dei dati:  Mauro Manavella, Armando Gianfranco, Balbis Irma, Revello Patrizia

Coordinate UTM

32TLQ63205924

Habitat

Bosco di latifoglie (castagneto ceduo)

Essenze legnose dominanti

Castanea sativa, Betula pendula, Populus tremula

Altitudine

700 – 725 slm

Esposizione

EST, NORD/EST

Pendenza

Circa  25%

** sito  B 

Scheda di rilevamento prodotta dall'Associazione micologica del Matese.

Delegato per il progetto di ricerca : Dr. Gabriele Rossi

Area permanente di: Matese (massiccio del Matese) - Comune di  Alife (CE)

Rilevatori dei dati: Nando Picillo e Armando Del Toro

Coordinate:                                                

 41° 23’ 10.8’’ E 014° 19’ 0,43’’  

Habitat

Bosco di latifoglie

Essenze legnose dominanti

faggio

Altitudine

da 1059 a 1114 m

Esposizione

Nord-Est

Pendenza

circa 10%

** sito C  

Scheda di rilevamento prodotta dal Micologo Cantori Silvio.

Delegato per il progetto di ricerca : Dr. Silvio Cantori

Area permanente di proprietà ubicata in Frazione Sartiano – Comune di Novafeltria (PU)

Rilevatori dei dati: Cantori Silvio

Coordinate UTM

E 281073 N 4863158

Habitat

Bosco di latifoglie

Essenze legnose dominanti

Quercus pubescens (roverella)

Altitudine

430 m s.l.m.

Esposizione

Nord-Est

Pendenza

circa 15%

  

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8

LA PIETRA FUNGAIA  ... una “pietra che genera funghi”

 

Anna Laura Fanelli

 Può sembrare una favola, ma è storia vera. Quando, al convegno CEMM di Picerno (PZ), la giovane ricercatrice perugina, mi sussurrò in un fiato; “ho trovato la pietra fungaia” mi parve un sogno.

Dall’immaginaria scatola magica dove, in un angolino del mio cervello, ho riposto da sempre tutti quei “funghi .... mah.....chissà ......forse un giorno li vedrò” in un attimo si visualizzarono, quasi anteprima di stampa, le molte fantasticherie lette su quella pietra generatrice di funghi.

L’indomani avrei fatto parte di un piccolo gruppo che ne avrebbe visitato la stazione di crescita, promessa della giovane! Il giorno dopo, in quel luogo segreto, era una folla vociante, che spintonava per appropriarsi del posto più vicino possibile alla pietra del desiderio.

Intanto, scavata con delicata cautela da Tonino, il tartufaio nostra guida, andava scoprendosi una massa bruna, di forma piuttosto irregolare, che si differenziava dalla terra circostante non tanto per il colore ma per la  sua maggior compattezza.

Ben presto gli osservatori, esaurita la loro curiosità, si allontanarono nella faggeta; Tonino aveva iniziato a ricoprire la pietra con gesti dolci come carezze. La mia emozione per aver visto dal vivo lo sclerozio di Polyporus  tuberaster si confondeva con quella di quell’uomo che, fino all’ultimo, si era schermito dall’accompagnarci come se la presenza di tante persone avesse potuto rompere la magia di quel sasso produttore di funghi, da secoli possesso della tradizione orale della sua gente.

Al pomeriggio, nella sala degli addetti ai lavori, una pietra simile a quella del mattino, troneggiava, sezionata, su di un vassoio esponendo al pubblico ludibrio micologico le proprie interiora: una superficie bruna, percorsa da circonvoluzioni biancastre, in una vaga analogia con la gleba dei tartufi, marmorizzata da chiare vene sporifere. Gli giacevano accanto, seppur rinsecchiti, due esemplari di carpofori: esemplificazione morfologica dei funghi, nati nell’Orto Botanico di Perugia da una delle “pietre” ivi trasportate. Un gambo, più  o meno eccentrico, biancastro e con base irsuta di bruno, sorreggeva un cappello di 5-6 cm, carnoso depresso, fitto di squame pelose in ciuffetti concentrici; al di sotto, i pori erano bianco cremei, angoloso poligonali. Una miniatura di Poliporo squamoso, ma di aspetto più regolare!

Per gentil concessione e a titolo di studio, si otteneva un frammento di pietra da osservare al microscopio massa miceliare che, nel crescere, aveva agglutinato i più disparati materiali (terra, sassi, radichette ecc.). Quindi non già uno sclerozio, ma uno pseudosclerozio, essendo il primo costituito di sola massa miceliare: un involucro, pigmentato e fitto; un nucleo  midolloso, più lassamente filamentoso.

Di fatto, precisazioni possibili solo alla luce di maggiori conoscenze e metodi di indagine più sottili di quelli dei tempi in cui il Lapis lyncurius  si credeva fosse null’altro che orina di lince fossilizzata, da cui “.... nasce un fungo di mirabile natura” secondo la prima documentazione scritta del naturalista e filosofo, Ermolao Barbaro.

E questa sua natura di mezza pietra e di mezzo vegetale conservò per tutto il secolo XVII, anche se alcuni naturalisti già nel 500 la ritenessero un fungo. Tra gli altri P. Andrea Cesalpino, autore di un primo antesignano tentativo di inquadramento sistematico dei vegetali (De plantis  libri XYI—1583), in cui figura tra i funghi allora noti. Del resto, in quel periodo, i funghi erano ancora considerati “..privi di frutto e dì seme...” e dalle più strane origini.

In qualcuno, più attento, in verità si era insinuato il dubbio, tant’è, che un tal Ferrante Imperato, farmacista in Napoli, arriva (1599) a riconoscerne la natura vegetale. Per lui, che di queste “pietre” doveva averne viste parecchie, portate dalle montagne vicine, erano infatti “tartufi fungarii” assai prossimi ai tartufi veri, i “tartufi di cibo”. A conclusione assai simile giunge anche un suo conterraneo, M. Aurelio Severino, che sottopone la pietra a distillazione secca e ne ricava “acqua fatua”,  “oleum gaujacinum” e ceneri: Lapis fungifera quindi o non più Lapis lyncurius!  Siamo ormai nella fase delle sperimentazioni a tutto campo nel mondo naturale, funghi compresi. Grande progresso: un’indagine disancorata dall’autorità degli antichi classici, che come Aristotele fino allora avevano fatto scuola! Nel secolo XVII tira insomma un vento di osservazione più obiettivo, più logico: una voglia di scienza sperimentale. La pietra e i funghi sono ancora nel limbo oscuro della generazione spontanea, avvolti nel mistero della loro riproduzione. Ma, con la creazione dei primi Orti Botanici, la nascita delle Accademie scientifiche e la stampa delle monografìe micologiche, si va approfondendo la conoscenza botanica e dei funghi. Già qualche autore (G. Battista Porta), in piena Controriforma, azzarda affermare che “. . . tutte le piante hanno semi ..” e divulgare di aver ricavato dai “funghi che nascono dal sasso” un seme piccolissimo. Si era ormai alla polvere seminale che, alcuni anni dopo, il padre della Micologia, P. Antonio Micheli, con una piccola lente e un rozzo microscopio avrebbe acutamente osservato, facendo anche esperimenti sulla sua germinazione. Contro la modestia di questo infaticabile Maestro che quasi a voler giustificare la scoperta, scriveva che senza microscopio “...nell’età antecedente a Galileo, nessun scrutatore dello forme più minute della natura fu in grado di scorgere ... nei funghi questi semi... così minuti” fu ovviamente la solita ridda di invidiose denigrazioni, ma anche di grande interesse. I funghi avevano acquisito il diritto di pari dignità con gli altri organismi viventi, insieme ai quali di li a poco (1735) Lìnneo li avrebbe inquadrati nel suo Sistema naturae  e il conterraneo E. Fries descritti nel Sistema mycologicum!

Note di Alessandra Zambonelli

Come curiosità riporto che nel 2005 una pietra fungaia di 9 Kg sia stata scambiata per un tartufo nero gigantesco (Tuber mesentericum)!

(http://www.trovatartufi.com/Notizie_sui_tartufi/Tartufo_nero_ordinario_da_nove_chili.htm)  Molti media hanno addirittura parlato di tartufo geneticamente modificato (http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/cronaca/tarieti/tarieti/tarieti.html)!

Se in passato si attribuiva l’origine misteriosa di questo fungo all’urina di animali oggi, più modernamente, ad ogni stranezza della natura si da la colpa all’ingegneria genetica.

 Per ulteriori approfondimenti e curiosità sulla pietra fungaia si consiglia la lettura dell’articolo prof. Antonio Graniti (2002) - Storia delle scienze sperimentali. – La pietra fungaia di Federico Cesi. Rend. Fis. Acc. Lincei, 9 (13):45-45. 

Foto di Polyporus tuberaster – tratta dal libro di G. Goidànich, G. Govi – Funghi e ambiente – Edagricole 1997.

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Continuazione da pag. 10 del n. 1/2007 del  Notiziario micologico

 

Introduzione alla micologia, nozioni di base per i neo micologi

 

A. Macrì

Dipartimento di Protezione e Valorizzazione Agroalimentare, Università degli Studi di Bologna – socio UMI  

Il gambo

Il gambo è  la parte del fungo su cui poggia generalmente il cappello (alcuni funghi non possiedono il gambo e sono dette “forme sessili”). Il gambo può essere di svariate forme: slanciato o tozzo, grosso o sottile e può assumere una forma cilindrica o espansa alla base o svasata verso il cappello. In sezione può presentarsi pieno, con cavità irregolari o quasi completamente vuoto internamente; la consistenza può essere tenera o tenace, fibrosa o gessosa, coriacea o fragile. Può staccarsi facilmente dal cappello o fare corpo con esso, quando si stacca facilmente si dice che è eterogeneo al contrario si dice omogeneo.  Il gambo può essere in posizione centrale rispetto al cappello o eccentrico. Può essere liscio, scaglioso, reticolato, viscido o gelatinoso.  In molti funghi il suo colore è quello del cappello, ma in altri casi è diverso.  Di seguito sono riportati alcuni tipi di gambo.

 

 Gambo dritto, sottile, cilindrico

 Gambo bulboso alla base

 

 

Gambo cilindrico svasato sotto

 il cappello

Gambo fusiforme, termina

in una appendice fittonante allungata

  In alcuni funghi lungo il gambo si possono trovare due strutture, la volva e l’anello.

Queste strutture sono comuni in alcuni generi di funghi appartenenti all’ordine delle Agaricales.

La volva è come un astuccio membranoso che avvolge la porzione basale del gambo. Prende origine da uno strato compatto di ife chiamato “velo generale” il quale racchiude i giovani corpi fruttiferi; con lo sviluppo del carpoforo il gambo si allunga ed il cappello si allarga lacerando il velo generale fortemente stirato lasciando liberi il cappello ed il gambo e si risolve alla base di esso in una volva che può essere attaccata al piede del gambo o staccata da esso, di consistenza membranosa o tenace, a forma di sacca o di esili cercini concentrici o sovrapposti. Il velo generale può lasciare altri residui irregolari attaccati alla superficie del cappello sotto forma di verruche.

La volva  può assumere aspetti diversi, riportiamo alcune forme:

 

La volva circoncisa è fortemente aderente al gambo senza formare lembi liberi ed evidenti

volva ad anelli

volva a sacca

volva circoncisa

     

 

volva inguainante che avvolgente strettamente il gambo per un tratto relativamente lungo

volva a verruche con cerchi concentrici di squame

 

 

L’anello, invece,  deriva da una sottile membrana detta “velo parziale” che si forma all’interno del velo generale; dal margine del cappello ancora chiuso ricopre l’imenoforo e si estende verso la parte superiore del gambo, serve a proteggere le lamelle e ad impedire la caduta delle spore prima che siano mature. Tale membrana durante l’accrescimento, si lacera rimanendo in parte attaccata al cappello ed in parte al gambo in forma di anello.

Anche, con la lacerazione del “velo generale” in associazione con il velo parziale, possono rimanere residui sul carpoforo formando degli anelli doppi di forma ascendente.

L’anello che si forma sul gambo può essere:

ascendente o discendente, membranoso o fioccoso, largo, stretto o rudimentale, liscio o striato, a forma pendula (collarina), con ciambella inferiore e qualche volta può essere mobile o doppio.

L’osservazione dell’anello, insieme alle altre caratteristiche generali del carpoforo, può facilitare il riconoscimento.

Alcune forme di anelli

 

ampio a gonnella

 

doppio ascendente

  striato

 

sfrangiato

 

rudimentale

 

 

 

         armilla

 

Gli anelli in questa figura sono: uno attorno al gambo, poco al di sotto delle lamelle, residuo del velo parziale;

l’altro risalente dal piede, residuo del velo generale a forma di “armilla” è una specie di manicotto (come una calza) che ingloba il gambo a partire dal basso.

 

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XIX Seminario di Micologia

Sarnano MC 9-14 ottobre 2007

 

 Partecipare al Seminario di Micologia è una occasione unica ed irrepetibile, oltre per le attività che si svolgeranno anche per il prezzo di 150 euro tutto compreso (tassa d’iscrizione, soggiorno in camera doppia, pasti, bevande ai pasti e spese di trasporto) dal 9 al 14 ottobre 2007.

Per i soci dell’Unione Micologica Italiana è prevista un’agevolazione sulle modalità di pagamento:

Possono pagare con assegno e inviarlo direttamente al Dott. Paltrinieri, oppure, possono  pagare in contanti al momento del seminario.

L’importante è di comunicare per telefono al Dott. Paltrinieri  la conferma dell’adesione  Tel. 053 2978248, oppure, possono inviare la scheda di prenotazione per fax all’Unione Micologica Italiana Fax: 0512096565. Al momento sarà data la conferma se la prenotazione rientra nelle 80 prenotazioni previste.

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sponsorship UMI – www.urbanitartufi.it

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